I borghi delle Valli del Mutino e dell’alto Foglia

Nell’antico Ducato d’Urbino, alla scoperta dei borghi più belli.

I

borghi che popolano l’Alta Valfoglia e la stretta valle del Mutino. Un itinerario capace di sorprendere, di lasciare – per qualche momento almeno – le labbra a corto di sillabe.

FRONTINO

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Dicevamo di luoghi minuti e, dunque, non possiamo che partire da Frontino che, con i suoi poco meno di trecento residenti, è il più piccolo comune della Provincia di Pesaro e Urbino.
Nello specifico, il nostro viaggio comincia da Montefiorentino, uno dei conventi francescani più grandi e antichi di tutte le Marche. L’esterno, dalle linee assieme sobrie e maestose, colpisce. Ma è l’interno a lasciare stupefatti per davvero. E lo fa soprattutto per mezzo della Cappella dei Conti Oliva, realizzata da Francesco de Simone Ferrucci secondo un gusto architettonico prettamente rinascimentale attorno al 1484. Una piccola curiosità è rappresentata dalla bella pala d’altare raffigurante una Madonna con Bambino, una tra le opere migliori di Giovanni Santi, padre di Raffaello e anch’egli artista di eccezionale talento.

E’ una stradicciola che fende la rigogliosa campagna locale a condurci al castello vero e proprio. Un paese-fortezza che ancora conserva intatto il suo circuito murario e che, non di meno, si vede insignito di due importanti riconoscimenti turistici: la ‘Bandiera Arancione’ del Touring Club Italiano e l’iscrizione alla cerchia piuttosto esclusiva dei ‘Borghi più Belli d’Italia’.

La star di Frontino è la torre civica, una struttura capace di richiamare gli stessi fotografi a più riprese nel corso dell’anno. Questa infatti, ricoperta com’è di rampicanti, muta colore di stagione in stagione e ogni volta offre scorci e atmosfere differenti. Ed è bellissimo, mai uguale a se stesso, il gioco di contrasti che ne viene fuori sovrapponendo ora il verde, ora l’ambra, ora il rossastro che ammanta la slanciata costruzione al grigio dell’acciottolato e all’arancione del laterizio di cui si compongono le mura delle abitazioni. Mura sovente scarpate come da consuetudine dei secoli di mezzo.
Il borgo dispone poi di un’altra torre, questa realizzata però con evidenti fini militari. Si dice sia stato uno dei più ammirati architetti del ‘400 a mettere mano al progetto: Francesco di Giorgio Martini.

Proprio dalle parti della struttura difensiva, il medioevo s’interrompe e lascia filtrare nel castello un pizzico di modernità con la splendida fontana realizzata dal grande artista torinese Franco Assetto che, tra le altre cose, fu anche autorevole precursore della Pop Art. Fu una sorta di colpo di fulmine quello che fin da subito segnò i rapporti tra il piemontese e la comunità locale: Assetto volle dichiarare la sua infatuazione per la cittadina donandole una gran fetta delle sue opere, i frontinesi ricambiarono il gesto istituendo il bel museo intitolato, appunto, a Franco Assetto.
Lasciamo ora il castello, ma siamo ancora entro il territorio frontinese quando ci si para davanti agli occhi una struttura singolare. E’ uno dei rarissimi mulini fortificati ancora funzionanti, il cosiddetto Mulino di Ponte Vecchio, che di sicuro merita una visita. La bellezza e la peculiarità dell’esterno non sono le uniche cose che può vantare lo strano edificio: al suo interno è infatti allestito il Museo del Pane. Curiosi gli attrezzi d’epoca per la lavorazione, straordinaria la macina alimentata dalla forza dell’acqua.

 

PIANDIMELETO

Sarà la Provinciale Mutino a condurci nelle campagne di Piandimeleto. D’altra parte, non è il capoluogo che conoscerà la nostra prossima fermata, bensì una sua frazione: Monastero.

Si tratta di un borghetto piccolo piccolo, venti abitanti appena. Eppure, probabilmente, la bellezza del luogo sta proprio qui: nel senso fortissimo di appartenenza all’esigua comunità che spinge i residenti a sentir proprio ogni pezzetto di villaggio, a non lasciar sguarnito nessun angolino di fiori o piccole opere di artigianato. E gli occhi, stanne certo, ringraziano.

Da non lasciarsi scappare i numerosi forni comuni (alcuni ancora attivi) che popolano l’abitato e, una volta ancora, ci ricordano quella ‘vita in comune’ che ai giorni nostri stiamo perdendo, ma che da queste parti non è affatto prossima al morire.

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In posizione dominante sul paesello se ne sta un edificio imponente: è ciò che rimane del famoso Monastero del Mutino. Questo, oltre a cavarci ogni dubbio circa la toponomastica del luogo, ce ne racconta anche la vera storia. Quello che oggi appare un borgo minuto, sì fortificato, ma anche ridente e solare, era in passato un centro di potere, un centro di potere – a dirla tutta – anche piuttosto temuto e rispettato, le cui origini sono da rintracciarsi nel periodo della lotta per le investiture.

Quasi attaccato a Monastero se ne sta Cavoleto, suo abitato gemello. Sembra una bomboniera, questo luogo. Una porzione di XIII° secolo arrivata ai giorni nostri del tutto integra e avvolta per intero dalle sue mura originali. In pratica si tratta di una semplice via pavimentata in porfido che collega due piazzette poste rispettivamente nella parte bassa e nella parte alta del castello. Eppure l’effetto che se ne ricava è quello d’innamorarsene al primo sguardo.

CAVOLETO

La bellezza di Palazzo Cosmi viene quasi annullata dalla veduta d’insieme sul borgo, una veduta capace di riportare le lancette dell’orologio indietro di un millennio nello spazio di un battito di ciglia. Ciliegina sulla torta, la terrazza posta dietro la parrocchiale che lascia libero lo sguardo di vagare per tutte le terre del Montefeltro: una cartolina che da sola vale un fine settimana e un bel po’ di chilometri. Da segnalare, a un centinaio di metri dalle antiche case, la presenza di un piccolo edificio religioso dove viene conservato un pregevole affresco cinquecentesco di scuola raffaellesca.

 

 

LUNANO

Imboccata nuovamente la strada principale in direzione dell’ancora lontana costa adriatica, in breve ci troveremo ad attraversare la cittadina di Lunano. Si tratta di uno di quegli abitati moderni, cresciuti a dismisura non attorno ad una piazza, ma alle industrie. Nonostante questo, il paese può comunque offrire un pezzetto d’incanto: il Convento di Monte Illuminato.

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Benché l’edificio di fede sia piuttosto grazioso, le attenzioni di locali e forestieri sono tutte rivolte al suo pozzo. Perché? Per via di un miracolo di cui furono protagonisti San Francesco e un giovane non vedente nel 1213. Tradizione vuole che il nome Monte Illuminato derivi dal fatto che proprio qui il ragazzo, per mezzo dell’acqua del detto pozzo e dell’intercessione del Poverello d’Assisi, aprì per la prima volta gli occhi alla luce di Dio e alle meraviglie del mondo.

 

SASSOCORVARO

Bene, ora è il caso di dare una spolveratina alle scarpe e sistemarci d’abito. Stiamo per far tappa in un abitato di grande importanza: Piagnano. Questo borgo dal sapore prettamente medievale, ancora racchiuso entro due distinte cinte murarie, oggi non conta che qualche decina di residenti, eppure in passato fu una Capitale. Fu infatti centro di potere della Signoria degli Oliva, nobile famiglia di guerrieri che seppe destreggiarsi egregiamente tra ingombranti vicini del calibro dei Montefeltro e dei Malatesta.

E’ una gigantesca porta d’accesso bastionata e sormontata da ciò che rimane degli antichi beccatelli ad accogliere il forestiero. Dal momento che da queste parti il detto ‘fidarsi è bene, non fidarsi è meglio’ doveva essere un tempo parecchio apprezzato, ecco a pochi passi dalla prima spuntare una seconda porta con il suo bell’arco a sesto acuto. Dove doveva essere la fortezza vera e propria oggi c’è una casa in rovina. Dell’edificio a estrema difesa del borgo rimane comunque una traccia: un’antica torre che ai giorni nostri risulta inglobata nella caratteristica Chiesa di San Salvatore e le fa da campanile.

Si possono contare sulle dita di una mano i chilometri che separano Piagnano da un’altra frazione di Sassocorvaro, una frazione più popolosa dello stesso capoluogo comunale conosciuta come Mercatale. Se la sua ubicazione strategica, adiacente alla più grande via di comunicazione locale, ieri ne ha favorito i commerci (il nome Mercatale deriva appunto dalla presenza di mercati), oggi ne consente uno sviluppo continuo derivante dal fiorire delle sue industrie.

Per la verità, fatte salve alcune chiese contenenti pregevoli tele, Mercatale si presenta piuttosto moderna e sfornita di grandi luoghi d’interesse. Ma di una fermata in loco proprio non se ne può fare a meno. Perché? Perché è da qui che possiamo godere di un punto d’osservazione privilegiato sulla strepitosa Sassocorvaro, una fotografia che mostra il capoluogo dominare la frazione dal suo poderoso poggio e, in mezzo a barbagli e giochi di luce, specchiarsi sulle acque del lago che divide i due abitati.

Un nome, quello di Sassocorvaro, che non suonerà certo nuovo alle orecchie degli appassionati di storia, di tecniche militari, di arte e di misteri. Notorietà, questa, conferita al borgo dalla sua Rocca Ubaldinesca.

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La struttura, realizzata come la torre di Frontino secondo i disegni di quel geniaccio di Francesco di Giorgio Martini, fu infatti il primo fortilizio progettato per resistere ai colpi d’arma da fuoco. Ma quella di sapere tener testa alle bombarde non fu l’unica richiesta avanzata dai committenti (Federico da Montefeltro e Ottaviano degli Ubaldini) nei confronti del celebre architetto senese. Anzitutto la rocca non solo avrebbe dovuto soddisfare le più ardite e innovative esigenze belliche, ma si sarebbe anche dovuta dimostrare dimora di gran classe. E poi, dal momento che scaramanzia e fortuna non guastano mai, avrebbe dovuto contenere una gran quantità di simboli esoterici: la stessa costruzione ha la forma di una tartaruga, animale da sempre eletto in ambito alchemico a rappresentante di forza e durevolezza.

Talento e sforzo, però, non portarono ai risultati sperati. Non è un caso se alla struttura venne affibbiato l’appellativo di ‘meraviglioso fallimento’ e lo stesso progettista si guardò bene dal menzionarla nei suoi trattati d’architettura: le superfici tonde si mostrarono più che efficaci contro i proiettili, ma si rivelarono anche oltremodo limitanti, impedendo di fatto una buona visibilità ai difensori.

La rocca Ubaldinesca prese tuttavia la sua rivincita con la storia mezzo millennio dopo l’edificazione, quando cioè nel 1939 Pasquale Rotondi ne fece il luogo di massima concentrazione d’arte nel mondo intero. L’uomo, su incarico del Ministero dei Beni Culturali, vi stipò un’impressionante quantità di dipinti (tra i quali spiccano quelli di Raffaello, Rubens, Canaletto, Piero della Francesca, Botticelli… solo per citarne alcuni) sottraendoli alla furia della guerra e alle successive spoliazioni naziste.

Un ultima curiosità sul borgo: Sassocorvaro non è meta ideale soltanto per chi va pazzo per l’arte o per la storia, ma ha tutta l’aria d’essere un’ottima idea weekend anche per gli innamorati. Non solo le tenere anime potranno baciarsi su una delle terrazze panoramiche presenti nel borgo (e la vista di lassù è, garantito, un qualcosa di magico), ma saranno in grado di ripetere l’esperimento, e magari trasformarlo in una promessa, nei pressi della Chiesa di San Valentino. Quel San Valentino lì? Sì, proprio lui, il protettore degli amanti.

In realtà è probabile che non arriveremo mai a capo della diatriba tra il piccolo paese marchigiano e la più blasonata Terni circa il luogo che vede l’eterno riposo del Martire, tuttavia alcuni documenti rinvenuti di recente parrebbero favorire in tal senso Sassocorvaro.

Bene, il nostro tour tra i minuti luoghi d’incanto delle valli del Mutino e dell’alto foglia termina qui. Devi però sapere che, qualora non fossi ancora sazio di questa umile bellezza, potrai continuare a sgranare gli occhi sulle meraviglie più eclatanti del Rinascimento italiano. La Città di Urbino, con le sue chiese, i suoi musei e il suo leggendario Palazzo, è infatti ormai vicinissima.

Buona visita.

Comments
  • Marta mauri
    Rispondi

    Lunano ha altre vestigia
    La torre del castello le mura del castello sepolte
    Una casa torre, vicolo antichi, un oratorio nella zona dietro la piazza, un spuntone di antico ponte romano …

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